Arte Medica | Tumore della mammella
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Tumore della mammella

Fattori di rischio del cancro della mammella

 

Le cause del cancro della mammella non sono ancora del tutto chiare, ma alcune donne sembrano essere più a rischio rispetto alla popolazione generale. Il rischio aumenta con l’età: oltre il 65% dei casi di tumore della mammella si riscontra in pazienti di età superiore a 65 anni. Un numero molto esiguo di casi (meno di 5 su 100) di carcinoma della mammella è causato da un difetto genetico ereditario. I fattori che possono essere indicativi della potenziale presenza di un difetto genetico ereditario sono:

 

– diagnosi di cancro del seno in parenti stretti della stessa famiglia
– diagnosi di altre forme di tumore, soprattutto dell’ovaio e del colon, nonché della mammella, in componenti della stessa famiglia.

 

Le donne che, avendo una storia familiare di cancro della mammella temono di essere a rischio, possono rivolgersi ad appositi centri specializzati per essere sottoposte a test genetici. Altri fattori di rischio per il cancro della mammella sono la nulliparità (mancanza di figli), la maggiore età della madre al momento del parto, il menarca precoce (la prima mestruazione in giovanissima età) e la menopausa tardiva: queste donne sembrano avere un rischio leggermente più elevato. Secondo i risultati di altri studi, nelle donne che prendono la pillola anticoncezionale il rischio di cancro della mammella è leggermente più elevato rispetto a coloro che, invece, non ne fanno uso.

 

Tuttavia, nella maggior parte delle donne, l’uso del contraccettivo ormonale non ha alcun effetto sulle possibilità di sviluppare una neoplasia della mammella. La terapia di sostituzione ormonale (TSO) accresce leggermente il rischio, che sembra essere più elevato se il trattamento consiste nella combinazione di estrogeno + progestinico anziché nella somministrazione di estrogeno solamente. Tuttavia, la TSO comporta molti benefici, tra cui la possibile riduzione di problemi cardiaci e dell’osteoporosi. Per tale motivo si ritiene che per i primi dieci anni di trattamento i benefici derivanti dalla TSO compensino il rischio, per quanto accresciuto, di sviluppare un tumore del seno. Non è stato dimostrato che una lesione della mammella (per esempio in conseguenza di un trauma) possa causare l’insorgenza di un tumore.

 

I sintomi del cancro della mammella

 

Nel 90% dei casi il cancro della mammella viene scoperto per la prima volta sotto forma di nodulo al seno. Ci sono, tuttavia, altri segni di cui le donne devono essere consapevoli:

  • variazione di dimensioni o forma della mammella
  • retrazione della cute mammaria
  • presenza diprotuberanza o ispessimento
  • secrezione ematica (in casi molto rari) del capezzolo
  • eczema sul capezzolo o nell’area circostante; retrazione verso l’interno; protuberanza o ispessimento
  • gonfiore a livello dell’ascella; il dolore localizzato alla mammella solitamente non è sintomo di carcinoma mammario.

 

Diagnosi del cancro della mammella

 

Quanto più precoce è la diagnosi del cancro della mammella e, quindi, il trattamento del carcinoma mammario, migliore è la prognosi, ossia le prospettive a lungo termine, per le donne che ne sono affette.

 

Autoesame del seno

 

Più del 90% dei tumori della mammella vengono scoperti dalle donne stesse. Bisognerebbe esaminare regolarmente le mammelle e riconoscere come queste variano nelle diverse fasi del ciclo mestruale, cogliendo facilmente eventuali variazioni per cui le mammelle non sembrano ‘normali’.

Mammografia – Ecografia – Agospirato

 

Tipi di trattamento del cancro della mammella

 

Il trattamento del cancro della mammella dipende da diversi fattori, tra i quali:

  • lo stadio della malattia
  • l’età
  • lo stato menopausale
  • le dimensioni del tumore
  • il grado
  • lo stato recettoriale

 

Negli stadi iniziali del cancro della mammella, la chirurgia costituisce il trattamento risolutivo, anche se spesso è seguita dall’irradiazione del tessuto mammario residuo allo scopo di distruggere eventuali cellule neoplastiche non visibili all’atto chirurgico, soprattutto nel caso in cui la resezione sia stata solo parziale.
Siccome sussiste il rischio che alcune cellule tumorali possano essersi disseminate in altre parti dell’organismo, ma sono troppo piccole per essere visualizzate alla scansione, l’oncologo consiglia di solito un trattamento medico che si definisce terapia cadiuvante. La scelta è in questo caso rappresentata da una terapia ormonale o da una chemioterapia, da sole o in combinazione.
Se le cellule tumorali si sono diffuse ad altri organi, il trattamento è di solito farmacologico (endocrinoterapia, chemioterapia o immunoterapia). La scelta tra endocrinoterapia (somministrazione di ormoni) e chemioterapia dipende dall’organo che il cancro della mammella ha invaso, dal tempo intercorso tra l’intervento di prima istanza e la diagnosi della diffusione metastatica e dalla presenza di recettori ormonali o proteici sulla superficie delle cellule tumorali.

Sono disponibili diversi trattamenti ormonali e molti tipi di farmaci chemioterapici.

 

1) La chirurgia

 

Molte pazienti possono oggi essere sottoposte a operazioni meno demolitive della mastectomia. Le tecniche chirurgiche consentono oggi di asportare solo la porzione di ghiandola mammaria interessata dal cancro della mammella, con un margine di 1-2 cm dalla sezione indenne, preservando quindi la mammella, e di irradiare poi il tessuto residuo. Si parla in questo caso di terapia conservativa della mammella.

 

Tumorectomia (escissione locale ampia)
Consiste nell’asportazione del cancro della mammella con un margine di tessuto circostante istologicamente sano. La tumorectomia è ora possibile per un gran numero di pazienti ed è di solito seguita dalla radioterapia sul tessuto mammario residuo. Il tessuto rimosso in sede di intervento viene inviato in laboratorio per l’analisi istologica. Se le cellule neoplastiche sono presenti lungo il margine di resezione, il rischio di recidiva è molto elevato, e per tale motivo, a distanza di qualche settimana, si deve effettuare un secondo intervento, che consentirà di ampliare i margini di resezione asportando un’ulteriore quantità di tessuto mammario.

 

Quadrantectomia (resezione segmentaria della mammella)
Consiste nell’asportazione di un ampio tratto di tessuto mammario (solitamente un quadrante, da cui il nome) tumore con un margine di tessuto circostante.

 

Mastectomia
La mastectomia consiste nell’asportazione di tutta la mammella, un intervento che può essere necessario se:
il cancro della mammella è troppo voluminoso
sono presenti diversi gruppi di cellule neoplastiche (il tumore si definisce in tal caso multifocale)
il tumore è localizzato proprio dietro il capezzolo.
La mastectomia semplice consiste nell’asportazione della sola ghiandola mammaria; la mastectomia radicale modificata prevede l’asportazione della ghiandola mammaria e dei linfonodi, rispettando però i muscoli pettorali; la mastectomia radicale, invece, consiste nell’asportazione della ghiandola mammaria con i muscoli pettorali (questo tipo di intervento è ormai molto raro).

 

Dissezione ascellare (asportazione dei linfonodi ascellari)
Ognuna delle tecniche chirurgiche di cui sopra è di solito accompagnata dall’asportazione dei linfonodi che si trovano nel cavo ascellare omolaterale. La dissezione ascellare ha il duplice scopo di accertare l’eventuale diffusione delle cellule neoplastiche al di fuori della mammella e di stabilire la necessità di attuare altri trattamenti.

 

Linfonodo sentinella
È un nuovo metodo per stabilire lo stato dei linfonodi ascellari. Prima dell’intervento, si inietta una piccola quantità di sostanza radioattiva nella lesione, quindi in corso di intervento chirurgico, si esegue dei rilevamenti con una sonda per localizzare sia il tumore che il linfonodo o i linfonodi che hanno drenato preferenzialmente la linfa dalla zona del tumore. Al posto del liquido radioattivo si può usare un colorante vitale e reperire a vista sia il tumore che il linfonodo o i linfonodi che hanno drenato preferenzialmente il colorante. Il chirurgo asporterà soltanto il linfonodo o i linfonodi sentinella, ossia quelli che hanno maggiormente drenato la sostanza radioattiva o il colorante vitale, che saranno quindi analizzati per accertare se sono indenni o invasi.

 

Ricostruzione della mammella
Le pazienti che hanno subito la mastectomia spesso possono essere sottoposte a intervento ricostruttivo della mammella. A volte ciò viene fatto contemporaneamente alla mastectomia, ma sovente si preferisce differirlo a distanza di mesi o anche di anni dall’intervento primitivo. Esistono diverse tecniche di ricostruzione.

 

2) La radioterapia

 

Nel trattamento del cancro della mammella, si usa più frequentemente dopo la chirurgia, ma a volte anche prima o in sostituzione di questa. La radioterapia consiste nell’uso di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali, cercando al tempo stesso di danneggiare il meno possibile le cellule normali.

 

3) Chemioterapia e ormonoterapia

 

I principali tipi di trattamento sono la chemioterapia e l’ormonoterapia (o endocrinoterapia). I farmaci chemioterapici o citotossici sono sostanze che distruggono le cellule neoplastiche. Il meccanismo di azione delle terapie ormonali consiste nell’alterare il livello degli ormoni femminili secreti naturalmente dall’organismo o nel bloccarne l’assorbimento da parte delle cellule tumorali. La chemioterapia o l’endocrinoterapia si attuano a volte prima della chirurgia con l’obiettivo di ridurre le dimensioni di un tumore mammario troppo voluminoso in modo che l’intervento possa essere conservativo (tumorectomia + radioterapia) anziché demolitivo (mastectomia). Questa modalità di trattamento si definisce terapia neoadiuvante. Se, invece, la chemioterapia o l’endocrinoterapia sono attuate come trattamento complementare dopo la chirurgia di prima istanza al fine di ridurre il rischio che il cancro recidivi o possa diffondersi ad altre parti dell’organismo, si parla di terapia adiuvante.
I fattori che influiscono sulle probabilità di recidiva sono:

  • stato menopausale
  • dimensioni del tumore
  • invasione dei linfonodi ascellari