Arte Medica | Esami per il seno
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Esami per il seno

La mammella è costituita da grasso (tessuto adiposo), tessuto connettivo etessuto ghiandolare. Quest’ultimo è suddiviso in lobi, dai quali si diparte una rete di dotti che si diramano fino al capezzolo. È raro che le mammelle siano perfettamente uguali tra loro. Inoltre, la mammella si modifica nelle diverse fasi del ciclo mestruale e a volte risulta ‘nodosa’ proprio prima della mestruazione. Al di sotto della cute, una ‘coda’ del tessuto mammario si estende fino al cavo ascellare. L’ascella contiene anche un gruppo di linfonodi che fanno parte del sistema linfatico.

 

Qualsiasi modificazione della mammella dovrebbe essere sempre esaminata, perché, benché la maggior parte dei noduli mammari siano benigni, devono comunque essere controllati per escludere la possibilità che siano di natura maligna o precancerosa. Inoltre, nel caso in cui lo fossero, più precoce è il trattamento, migliori sono le probabilità di guarigione. Sette noduli mammari su otto sono tumori benigni e non carcinomi. La maggior parte dei noduli mammari benigni sono cisti. Queste sono sacche di liquido che si formano nel tessuto mammario. Un altro nodulo mammario benigno è il fibroadenoma, una formazione di tessuto ghiandolare fibroso. I noduli mammari benigni richiedono semplici trattamenti medici o chirurgici.

Mammografia

 

È l’unica tecnica che permette l’esplorazione della mammella in tutta la sua completezza, ed è quella che offre la maggiore sensibilità, in particolare per i tumori in fase iniziale: su 100 tumori di diametro inferiore a 1 cm, infatti, la mammografia ne può svelare oltre 90, le altre tecniche 40 o meno. L’evoluzione tecnologica della mammografia, avvenuta negli anni ottanta, ha reso questa tecnica più affidabile anche nelle donne al di sotto dei 50 anni.

 

La mammografia non è comunque esente da errori, e bisogna avere una conoscenza sufficiente dei suoi limiti per evitare una falsa tranquillità. La mancata dimostrazione di un carcinoma può dipendere dall’uso di apparecchiature non idonee, da una non perfetta esecuzione metodologica, da un’interpretazione errata, ma anche dal fatto che il tumore può non lasciarsi riconoscere a causa della sua particolare struttura o a causa del contesto morfostrutturale nel quale si sviluppa.

 

I segni mammografici più frequenti di carcinoma sono la formazione noduliforme radiopaca a contorni irregolari e la presenza di focolai di piccole calcificazioni (150300 micron). Quest’ultimo segno è presente nella metà circa dei carcinomi scoperti in fase preclinica.

Ecografia

 

Non può essere usata come unica tecnica diagnostica per la diagnosi del carcinoma. Per quanto si usino apparecchiature sofisticate, l’ecografia non consente l’esplorazione globale di tutto l’organo, non mostra molte microcalcificazioni (frequentissima spia di tumori in fase iniziale) e non permette la sicura diagnosi differenziale tra lesioni solide benigne e maligne. La sensibilità dell’ecografia nei carcinomi di piccole dimensioni rimane bassa (inferiore al 40%) in qualsiasi fascia di età, e quindi è sempre errato consigliare l’ecografia come alternativa alla mammografia ai fini della diagnosi del tumore in fase iniziale.

 

L’ecografia è da considerarsi invece molto utile sia per diagnosticare in modo atraumatico molte lesioni benigne (per esempio le cisti) rilevate clinicamente o mammograficamente, sia per reperire in modo facile le lesioni in fase preclinica mostrate con mammografia, per indirizzare agoaspirazione e biopsia chirurgica.
Sono necessarie sonde a elevata frequenza, anche superiore ai 10 MHz, uso corretto delle curve di guadagno e della localizzazione, grande esperienza dell’operatore, e conoscenza adeguata della patologia mammaria.

Agoaspirazione e microbiopsia

 

È una tecnica di ausilio all’esame clinico e alle metodiche d’imaging, al fine d’identificare la natura di masse o alterazioni sospette. L’indagine può essere eseguita, a seconda delle circostanze, su guida clinica oppure su guida ecografica oppure ancora mammografica. In mani sufficientemente esperte l’esame citologico per agoaspirazione ha una sensibilità per il carcinoma del 90-95%, specificità maggiore del 99% e tasso d’inadeguati inferiore al 10%. La citologia non permette di distinguere il carcinoma infiltrante dal carcinoma in situ. La quota di esami citologici inadeguati su agoaspirazione è maggiore nelle lesioni benigne. Inoltre in presenza di lesioni piccole, profonde, non ben localizzate clinicamente, è necessario ricorrere ad un esame guidato sotto guida ecografica o mammografica. La sequenza dell’agoaspirazione, nell’iter diagnostico, può essere variabile a seconda dell’entità del dubbio o del sospetto.