Arte Medica | Tumore dell’utero
20571
page-template-default,page,page-id-20571,ajax_leftright,page_not_loaded,,content_with_no_min_height,select-theme-ver-2.2.1,wpb-js-composer js-comp-ver-4.3.4,vc_responsive
 

Tumore dell’utero

Dimensioni del problema

 

Il carcinoma del collo dell’utero, nei Paesi industrializzati, è la seconda forma tumorale più diffusa tra le donne al di sotto dei 50 anni ed è al primo posto, in molti Paesi in via di sviluppo, nella fascia di età compresa tra i 35 e i 45 anni. In Italia, dove il cervicocarcinoma è al quinto posto, per incidenza, dopo il tumore della mammella, del colon-retto, del polmone e dell’endometrio, si contano circa 3.000 nuovi casi e 1000 morti ogni anno.

 

PREVENZIONE

 

L’unica strategia per fare prevenzione è quella di effettuare controlli ginecologici regolari.
A partire dal primo rapporto sessuale fino a circa 70 anni di età è necessario fare un Pap test ogni anno (o al massimo ogni due anni).
Anche in caso di assenza di rapporti sessuali si ritiene che una donna, a partire dai 18-20 anni, debba effettuare questo tipo di esame che non provoca nè dolore nè lacerazioni.
Sarebbe inoltre opportuno non fumare e cercare di non avere rapporti sessuali con partner a rischio. Nel caso del tumore dell’endometrio si può valutare assieme al proprio ginecologo l’opportunità o meno dell’assunzione di estrogeni (terapia sostitutiva o pillola anticoncezionale) sulla base del proprio rischio personale.

 

Diagnosi precoce

 

Uno screening di massa sulla popolazione femminile asintomatica in età pre-menopausale e post menopausale, per la diagnosi precoce del carcinoma endometriale, come si effettua per il carcinoma cervicale tramite il Pap-test, non è attuabile. Per avere un esame citologico valido e predittivo della situazione endometriale il prelievo vaginale, esocervicale ed endocervicale non è sufficiente. Si ha infatti un’incidenza di falsi negativi di circa il 40-50 ¾ in quanto le cellule endometriali esfoliate, avendo subito l’azione dell’ambiente vaginale e/o avendo impiegato alcuni giorni per giungere a livello della cervice, presentano alterazioni per cui perdono le caratteristiche che permettono di differenziare la cellula normale da quella neo- plastica.

 

La metodica migliore per il controllo periodico dell’endometrio e dell‘endocervice è comunque quella che si serve dell’isteroscopio e del microisteroscopio di Hamou (diametro 4 mm) che per mettono sia di avere una visione panoramica della mucosa del corpo uterino e del canale cervicale sia, previa colorazione vitale, di avere una visione microscopica della disposizione cellulare in superficie per cui si ha un’elevatissima probabilità di individuare anche piccole aree carcinomatose e di guidare il prelievo bioptico in modo mirato.
La valutazione dello spessore della rima endometriale mediante ecotomografia con sonda endovaginale permette la diagnosi differenziale tra endometrio atrofico endometrio iperplastico. Lo spessore medio della rima endometriale in età postmenopausale è 1-3 millimetri. Nelle donne in terapia ormonale sostitutiva in menopausa lo spessore della rima endometriale è circa 5-6 mm. Nelle donne in trattamento con tamoxifen, invece, la valutazione ecografica dello spessore della rima endometriale, pur diffusamente impiegata, è gravata da un alto numero di falsi positivi che ne limitano il valore predittivo.

 

La citologia endometriale, mediante aspirazione, lavaggio o abrasione diretta della cavità, non trova indicazione nella paziente asintomatica. Tecniche di prelievo istologico ambulatoriale mininvasive (aspirazione o biopsia in striscia) eseguite alla cieca non forniscono risultati di attendibilità pari a quella del raschiamento endouterino, ma hanno un’indicazione specifica dopo l’esame isteroscopico. I metodi di aspirazione forniscono comunque materiale più abbondante e rappresentativo rispetto alla biopsia in striscia.

 

L’isterografia può essere utile per definire la grandezza e la forma della cavità uterina e fornisce ìmmagìni abbastanza tipiche in caso soprattutto di carcinoma vegetante. In qualche paziente evidenzia l’invasione del miometrio e dell’endocervice. Non è tuttavia un mezzo consigliabile sia per la diagnosi precoce sia per la stadiazione dei tumore per il rischio che comporta di disseminazione nel peritoneo e nel canale cervicale delle cellule tumorali.

 

Sintomatologia e diagnosi clinica

 

Purtroppo nel carcinoma endometriale (tumore all’utero) i sintomi clinici compaiono di solito tardivamente; essi comprendono:

 

  1. perdite ematiche di varia entità e tipo (rosso vivo, rosso cupo, rosa). Ai controllo con lo speculum si constata che queste perdite provengono dall’interno del canale cervicale e non dalla portio o dalla parete vaginale. Le metrorragie devono destare particolare sospetto se si presentano nella post-menopausa, essendo questa età preferita dal tumore. Debbono però sempre indurre ad un accertamento istologico (tramite l’isteroscopia o l’esame frazionato della cavità uterina) anche se vengono notate in età riproduttiva o in donne molto giovani;
  2. leucoxantorrea: si tratta di perdite bianco-giallastre maleodoranti dovute ai fenomeni di congestione che si associano al tumore e talora ai fatti di necrosi e colliquativi che si verificano nelle vegetazioni neoplastiche.
  3. dolore: come nel caso del cancro cervicale anche per quello dell’endometrio il dolore compare tardivamente e quando la neoplasia coinvolge organi pelvici o addominali (sigma, intestino tenue, vescica o retto). In fase precoce si può avere tuttavia una lieve sintomatologia dolorosa dovuta alla distensione dell’utero provocata dal proliferare delle vegetazioni tumorali ed alle contrazioni uterine che questa distensione risveglia.

 

In pratica la diagnosi di carcinoma endometriale viene il più delle volte fatta perché la donna ha visto comparire una metrorragia e si è recata dal medico. Occorre quindi che ogni donna sappia che una perdita ematica, anche lievissima, se compare al di fuori del periodo mestruale, e tanto più se compare nella post-menopausa, può essere la prima manifestazione di un carcinoma endometriale in evoluzione.